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Maso Thaler: verticale di Pinot Nero Riserva 680

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    Elisabetta
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      Sabato 8 giugno 2024, Montagna (BZ)
      Si sa, i gusti sono gusti, e il Pinot Nero non mi ha (ora posso dire “aveva”) mai conquistata definitivamente, ma mi sono sempre ripromessa di dare ulteriori possibilità a questo versatile e diffusissimo vitigno.
      Se il vino più prestigioso (e costoso) del pianeta è un Pinot Nero, forse sono stata affrettata.
      Una cosa gliela riconosco in ogni caso: la sua versatilità nell’abbinamento coi cibi, il vino delicato ed elegante che ti salva quasi in ogni situazione, anche quando sei indeciso tra bianco e rosso.
      La buona occasione per ricredermi potrebbe essere la leggendaria “Notte delle cantine“, una delle manifestazioni enogastronomiche di maggior rilievo in Alto Adige, un evento che coinvolge diverse realtà lungo la famosa Strada del Vino altoatesina, in cui varie aziende vitivinicole aprono le loro porte proponendo degustazioni, specialità culinarie, cultura e divertimento.
      Mi attira la formula della verticale del Pinot Nero Riserva 680 proposta dalla cantina Maso Thaler, quindi decido di dare una possibilità a questo vitigno.
      Sono con il mio amico di una vita e con una nuova amica, conosciuta durante una masterclass sul Nebbiolo. Il vino è anche questo, nuove amicizie con le tue stesse passioni.

      Siamo a Montagna (BZ), nel regno del PN altoatesino, più precisamente nel borgo di Gleno, dove una famiglia di romani si trasferì una ventina di anni fa dando vita alla cantina Maso Thaler.
      La struttura si trova in una posizione meravigliosa, con vista spettacolare sulla valle dell’Adige. Un gioiellino incastonato in un borgo idilliaco a 600 metri sul livello del mare, in una zona che favorisce la coltivazione del capriccioso vitigno grazie all’ottima ventilazione e all’importante escursione termica.
      Ci accolgono i due fratelli Motta, le rispettive mogli e l’enologo della cantina. Sono persone dotate di un’umiltà straordinaria, che con passione e dedizione sono riuscite a inserirsi nella difficile realtà di media montagna altoatesina. Producono 4 varietà di vini bianchi, un Pinot Nero e il Pinot Nero Riserva 680.
      Ho l’onore di partecipare alla prima verticale di questa Riserva, che ha visto la luce nel 2015; il suo nome si deve al fatto che l’altitudine alla quale si trovano le vigne di Pinot Nero dalle quale trae origine è proprio di 680 metri s.l.m.
      Un paio di doverose precisazioni su questo vino:
      – 1500 bottiglie all’anno prodotte
      – fermentazione alcolica in tini di legno, maturazione 18 mesi in barrique di primo e secondo passaggio, una veloce sosta in acciaio prima dell’imbottigliamento e infine due anni in bottiglia.
      In degustazione ci sono le annate dal 2019 al 2015.
      Non è la classica verticale noiosa e piena di tecnicismi, il clima è rilassato e divertente, si respira aria di condivisione e allegria, mentre l’esperto enologo ci racconta di questa etichetta e con garbo risponde alle nostre domande.
      L’assaggio è spaziale: l’eleganza fatta vino, proprio quello che si richiede a un Pinot Nero. Al naso frutti rossi e un delicato bouquet speziato nel quale spicca un intenso aroma di pepe nero. In bocca è scorrevole, elegante. Un vino di straordinaria freschezza con tannini appena accennati.
      Siamo a inizio giugno ma la serata è fresca, e sorseggiare questo nettare mi fa venire in mente un cremoso e caldo risotto ai finferli in abbinamento.
      Un’annata su tutte (a mio parere) la 2017, che avrà ancora tanto da raccontare in futuro, ottima al naso e al palato, dotata di una vivace ma equilibrata freschezza unita alla sapidità che ne fa pretendere un altro sorso.
      Gran finale, in assaggio il Pinot Nero 2012 che si rivela una piacevolissima sorpresa mostrando le doti di un giovincello ancora in piena forma.
      Per me è un clamoroso e definitivo SI.
      SI a questo favoloso vino, SI a tutta la straordinaria cornice che fa venire in mente quattro parole chiave: Umiltà, Casa, Famiglia, Passione.

      Non so se si tratti di viticoltura eroica in senso stretto, ma di sicuro i fratelli Motta con le loro rispettive mogli questa sera sono stati i nostri eroi.

      Elisabetta Grassi

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