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L’eleganza di un vino

  • Questo topic ha 0 risposte, 1 partecipante ed è stato aggiornato l'ultima volta 1 mese, 3 settimane fa da inCantina - ForumAlessio.
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    inCantina - ForumAlessio
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      Qualche anno fa, durante un viaggio studio nelle Langhe, un collega di corso mi chiese in quale caso, secondo me, un vino si può definire elegante. La domanda mi colse inizialmente alla sprovvista e subito dopo mi riportò alla mente alcune parole di Angelo Gaja, ascoltate poche ora prima nel corso di una visita presso la sua azienda, in merito proprio all’interpretazione del concetto di eleganza che secondo lui assume connotati soggettivi e quindi non è codificabile.

      Dapprima ho pensato potesse essere facile rispondere ma, concedendomi un attimo di riflessione prima di esprimere il mio pensiero, ho infine realizzato che non è affatto così semplice ne scontato.

      Provando ad “allargare il campo”, in quali casi possiamo fornire una descrizione esaustiva e soprattutto oggettiva di una determinata caratteristica di un vino? Certo alcuni dei termini che usiamo durante le degustazioni appartengono a un linguaggio “unificato” (freschezza, sapidità, equilibrio, persistenza…), intellegibile da chiunque abbia accesso alla nostra stessa conoscenza, ma altri invece hanno contorni meno definiti e potrebbero quindi rientrare a tutti gli effetti nella sfera del soggettivo.

      La percezione dell’eleganza di un capo di abbigliamento, per esempio, può variare da persona a persona, lo stesso vale per il vino? Istintivamente sarei orientato a rispondere di no, poiché reputo ci siano alcuni elementi distintivi che fanno la differenza: quantità e qualità delle componenti “dure” (acidità e sapidità su tutte); riconoscimenti olfattivi che virano verso il balsamico, le spezie scure, la mineralità, il sottobosco, la grafite, gli agrumi, i fiori bianchi, le erbe aromatiche; equilibrio fra le componenti; persistenza; assenza di sentori di surmaturazione e di spezie dolci; parte alcolica ben integrata; tannino vellutato; finale pulito e verticalità. E’ questa una mia personale interpretazione oppure si tratta di una serie di concetti acquisiti grazie agli anni di esperienza trascorsi tra i banchi e sul campo? In effetti, non ricordo nessuno dei miei docenti fornire la definizione di “eleganza”, nonostante questo aggettivo sia stato usato in diverse occasioni durante i corsi.

      Pur ammettendo che esistano dei parametri ben definiti per identificare tale caratteristica, siamo davvero sicuri che tutti siano in grado di riconoscerla? In passato, un contadino nato e cresciuto in campagna, tra stalle, campi e pascoli, avrebbe definito elegante un modesto abitante di città incontrato la domenica mattina a messa; quest’ultimo, a sua volta, avrebbe reputato elegante un concittadino appartenente all’alta borghesia il quale avrebbe fatto probabilmente lo stesso ragionamento ammirando un esponente della nobiltà locale, ecc.

      Quello che voglio dire attraverso questo semplice esempio è: anche se ci venisse fornita la chiave di lettura, saremmo in grado di riconoscere l’eleganza di un vino? E inoltre, sapremmo apprezzarla? Chi sceglie un vino con le caratteristiche che ho elencato qualche riga più in alto ha un gusto più raffinato di chi preferisce un vino morbido, vellutato, caldo, con sentori di frutta matura, evoluzione e/o spezie dolci, rotondo, “grasso”, glicerico?

      In poche parole: si può codificare in maniera oggettiva il significato di eleganza di un vino e se sì, esiste una chiave di lettura universale che consenta a tutti di riconoscere in maniera chiara e inconfondibile tale caratteristica?

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